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Laki
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Il mwdgLaki, o mwdwLakagígar (Crateri di Laki), è una serie di crateri vulcanici situati nell'Islanda meridionale, non lontano dal mweacanyon di mweqEldgjá e dalla piccola città di mwegKirkjubæjarklaustur, nel mwewParco nazionale di Skaftafell.
Il Laki fa a sua volta parte di un sistema vulcanico più vasto, centrato sul mwfqvulcano mwfgGrímsvötn, che comprende sia il vulcano mwfwKatla che il canyon di mwgaEldgjá. Il sistema si sviluppa tra i ghiacciai mwgqMýrdalsjökull e mwggVatnajökull, e corre da sud-ovest a nord-est.
La prima grande eruzione di Laki di cui si abbia notizia in tempi storici risale al mwha934 d.C., quando furono espulsi 19,6 mwhqchilometri cubi di lava mwhgbasaltica: si tratta di una delle maggiori eruzioni vulcaniche avvenute sul pianeta nella storia.
Il sistema di Laki è celebre per un'altra eruzione, avvenuta tra il mwia1783 e il mwiq1784, in cui venne coinvolto anche il vulcano mwigGrímsvötn. Il flusso basaltico generato, secondo alcune stime, ammontò a 14 chilometri cubi di lava; le nubi di mwiwdiossido di zolfo e di mwjafluoro emesse nel corso dell'evento uccisero più del 50% del bestiame dell'isola, causando una carestia che a sua volta sterminò circa il 25% della popolazione islandese.
Contents
• Note
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L'eruzione del 1783
L'eruzione ebbe inizio l'8 giugno mwkg1783 con l'apertura di una faglia composta da 130 crateri a causa di esplosioni freatomagmatiche provocate dal contatto tra il mwlamagma e l'acqua del sottosuolo. Iniziata con mwlqesplosioni di tipo pliniano, l'eruzione si fece meno violenta nei giorni successivi, assumendo caratteristiche prima mwlgstromboliane e poi hawaiiane. Altissime fontane di lava cominciarono ad espellere enormi quantità di mwlwbasalto. L'eruzione venne classificata al sesto livello nell'mwmaIndice di esplosività vulcanica (VEI). Le emissioni di mwmqaerosol di mwmgacido solforico avvenute negli otto mesi successivi provocarono notevoli effetti sul clima e nella società dell'intero mwmwemisfero borealecite-ref-1[1].
Durante l'eruzione, conosciuta in Islanda anche come mwoqSkaftáreldar ("fuochi del fiume Skaftá") o mwogSiðueldur, vennero espulsi, secondo alcune stime, 14 km³ di basalto, mentre il volume totale del mwowtephra emesso fu pari a 0,91 km³ cite-ref-2[2]. Altre stime affermano che le fontane di lava raggiunsero un'altezza compresa tra 800 e 1.400 metri. La colonna di gas, polveri e cenere raggiunse un'altitudine di circa 15 chilometri, oltrepassando dunque il limite della mwqatroposfera, e gli aerosol solforici furono dispersi nell'atmosfera di tutto l'emisfero settentrionale. La foschia e la ricaduta di polveri sulla mwqqGran Bretagna valsero all'estate del 1783 il nome di mwqgsand-summer (estate della sabbia)cite-ref-bbc-3-0[3].
L'eruzione continuò fino al 7 febbraio mwsa1784, sebbene la maggior parte del basalto fosse stata emessa nei primi cinque mesi dall'inizio dell'evento. Il Grímsvötn continuò ad eruttare fino al 1785. Gli 8 milioni di tonnellate stimate di mwsqfluoro gassoso e i 120 milioni di mwsgdiossido di zolfo emessi nel corso del fenomeno andarono a formare sull'Europa quella che fu chiamata mwswla foschia di Laki.
Conseguenze in Islanda
L'eruzione ebbe effetti catastrofici in Islanda. Il fluoro contaminò i pascoli, causando fluorosi ossea e dentale negli animali, e uccise più del 50% del bestiame dell'isolacite-ref-bbc-3-1[3]cite-ref-4[4]. Anche alcuni abitanti furono avvelenati dal fluoro, ma la maggior parte delle vittime tra la popolazione, che fu ridotta del 25%cite-ref-5[5], fu dovuta alla grave carestia che seguì alla morte del bestiame.
Testimone dell'inizio dell'eruzione fu il parroco Jón Steingrímsson. Nei suoi scritti è possibile leggere che gli abitanti della città di mwxaKirkjubæjarklaustur furono sorpresi da un flusso di lava mentre erano riuniti per la messa. La città non venne però investita dalla colata, che iniziò a scorrere non molto distante. Sempre in queste cronache sono riportati gli effetti che i gas emessi dall'eruzione ebbero sulla vegetazione dell'isola:
«In quest'ultima settimana, e nelle due precedenti, piovve dal cielo più veleno di quanto le parole possano descrivere: cenere, frammenti di lava, pioggia contaminata da acido solforico e sali minerali, o mescolata a sabbia. Le narici e le zampe degli animali al pascolo o erranti sull'erba divennero di colore giallo brillante. Tutta l'acqua delle sorgenti divenne tiepida e colorata di un blu tenue. Tutte le piante bruciarono, si appassirono o si fecero grigie, una dopo l'altra, man mano che il fuoco aumentava e si avvicinava agli insediamenti»
(Rev. Jón Steingrímsson, Fires of the Earth, The Laki Eruption (1783-1784)cite-ref-6[6])
Conseguenze in Europa
Secondo le stime, 120 milioni di tonnellate di mwzadiossido di zolfo furono emesse dall'eruzione nell'atmosfera: quantità equivalente a tre volte le emissioni industriali europee del 2006 o ai gas emessi da un'eruzione come quella del mwzqPinatubo nel mwzg1991 che si ripetesse ogni tre giornicite-ref-bbc-3-2[3]. I gas vulcanici causarono una serie di anomalie meteorologiche su tutto il continente, oltre a creare una densa foschia su tutta l'Europa occidentale, che provocò molte migliaia di morti tra il 1783 e l'inverno del 1784.
L'estate del 1783 fu la più rovente mai registrata fino ad allora su gran parte del continente: un'inusuale area di alta pressione si stabilì sull'Islanda, facendo sì che i venti trasportassero la nube venefica verso sud-est. Questa si diresse dapprima verso la mwbaNorvegia; poi si estese sui cieli dell'Europa centrale. mwbqPraga e la mwbgBoemia furono raggiunte il 17 giugno, mwbwBerlino il 18, mwcaParigi il 20, mwcqLe Havre il 22 e la mwcgGran Bretagna il 23. La nebbia era così fitta che le navi furono bloccate nei porti, e il mwcwSole acquistò una tonalità rosso sanguecite-ref-bbc-3-3[3].
Il mweqdiossido di zolfo non mancò di causare vittime tra la popolazione inglese. Nel mwegBedfordshire, nel mwewLincolnshire e lungo la costa orientale dell'isola si ebbe un tasso di mortalità 2-3 volte più alto del normale. In Francia, la città di mwfaChartres registrò 40 morti tra agosto e settembre, soprattutto tra coloro che lavoravano all'aperto. Le vittime totali causate dall'aerosol vulcanico furono, secondo alcune stime, 23.000.
L'mwfgaerosol di diossido di zolfo causò un incremento del calore estivo su tutto il continente; violenti temporali e grandinate si abbatterono sulla Gran Bretagna fino all'autunno, in alcuni casi dei quali uccise diversi capi di bestiame. L'inverno che seguì fu uno dei più rigidi nella storia del Paese: la città di mwfwSelborne, nell'mwgaHampshire, visse 28 giorni di gelo consecutivi, e 8.000 furono i morti causati dal freddo in tutta la nazione. La Germania e il resto dell'Europa centrale furono teatro di abbondanti nevicate, che, durante il successivo disgelo, causarono disastrose inondazioni.cite-ref-bbc-3-4[3].
Gli effetti dell'eruzione del Laki sul clima europeo si fecero sentire anche negli anni successivi. In Francia si ebbe un mwhgsurplus di raccolto nel mwhw1785, con conseguente caduta dei prezzi dei raccolti, che impoverì i contadini. Seguirono poi siccità, inverni rigidi ed estati pessime. Nel mwia1788 si verificò una violenta grandinata che devastò le messi. Questa successione di anni con avverse condizioni meteorologiche contribuì ad espandere la povertà e la carestia, che a loro volta possono essere annoverate tra i fattori scatenanti della mwiqrivoluzione francese nel mwig1789. L'eruzione del Laki non fu l'unico evento eccezionale in un decennio di anomalie climatiche: contemporaneamente si verificò anche l'eruzione del mwiwGrímsvötn, ed alcuni studiosi aggiungono a tutto ciò la presenza, tra il 1789 e il 1793, di un intenso episodio di mwjaEl Niñocite-ref-7[7].
Conseguenze nel Nordamerica
L'inverno del mwkw1784 risultò uno dei più rigidi per il continente, e il più lungo. Il mwlaNew England visse il suo periodo più lungo di temperature sotto zero; il mwlqNew Jersey registrò l'accumulo nevoso più consistente mai rilevato fino ad allora e la mwlgBaia di Chesapeake rimase gelata per molto tempo; fu allestita una pista di pattinaggio sul ghiaccio a Charleston Harbor. Una violenta tormenta colpì gli Stati più meridionali e addirittura il mwlwMississippi gelò a mwmaNew Orleans, portando alla comparsa di ghiaccio nel mwmqGolfo del Messicocite-ref-8[8]cite-ref-9[9].
Altre conseguenze
Sembra che l'eruzione del Laki abbia influito anche sul clima africano ed asiatico: la circolazione monsonica indiana fu indebolita, e questo portò ad anomalie negative nelle precipitazioni sull'area del mwpaSahel. Il fiume mwpqNilo ridusse drasticamente la sua portatacite-ref-10[10]. Le anomalie climatiche potrebbero aver acuito la carestia dell'epoca mwqgTenmei in mwqwGiappone.
Note
cite-note-11. ↑ Brayshay and Grattan, 1999; Demarée and Ogilvie, 2001
cite-note-22. ↑ Smithsonian Institution Global Volcanism Program: Grímsvötn
cite-note-bbc-33. ↑ BBC Timewatch: mwwaKiller Cloud, trasmissione del 19 gennaio 2007
cite-note-44. ↑ VOLCANOLOGY: Iceland's Doomsday Scenario? - Stone 306 (5700): 1278 - Science
cite-note-55. ↑ Gunnar Karlsson (2000), Iceland's 1100 Years, p. 181
cite-note-66. ↑ Rev. Jón Steingrímsson, mwygFires of the Earth, The Laki Eruption (1783-1784). ISBN 9979-54-244-6. L'autobiografia di Jón Steingrímsson's è stata tradotta in inglese come mwzaA Very Present Help in Trouble: The Autobiography of the Fire-Priest ISBN 0-8204-5206-8
cite-note-88. ↑ Wood, C.A., 1992. mw1wThe climatic effects of the 1783 Laki eruption in C. R. Harrington (Ed.), mw2aThe Year Without a Summer? Canadian Museum of Nature, Ottawa, pp. 58– 77
cite-note-99. ↑ mw3aVolcanoes from Icelandmw3q : Laki
cite-note-1010. ↑ Luke Oman, Alan Robock, Georgiy L. Stenchikov, and Thorvaldur Thordarson, mw4qHigh-latitude eruptions cast shadow over the African monsoon and the flow of the Nile in mw4gGeophysical Research Letters, Vol. 33, L18711, 2006, doi:10.1029/2006GL027665
Bibliografia
• Brayshay, M and Grattan, J., mw5gEnvironmental and social responses in Europe to the 1783 eruption of the Laki fissure volcano in Iceland: a consideration of contemporary documentary evidence in Firth, C. R. and McGuire, W. J. (eds) mw5wVolcanoes in the Quaternary. Geological Society, London, Special Publication 161, 173–187, 1999.
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